Centocinquanta milioni di euro per aiutare piccole e medie imprese e professionisti italiani a comprare hardware, software e servizi cloud più sicuri: è la sostanza del Voucher Cloud e Cybersecurity, la misura che il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha messo a punto per sostenere la domanda di servizi di cloud computing e cyber security.
Se ne parla da tempo, ma solo con il decreto direttoriale del 4 agosto 2026 sono arrivate le date vere: lo sportello per presentare domanda apre il 10 novembre 2026 e resta attivo fino al 20 gennaio 2027.
È un’agevolazione che riguarda un pubblico molto ampio – dalla ditta individuale che vuole finalmente mettere in sicurezza la posta aziendale, allo studio professionale che deve migrare il gestionale sul cloud, fino alla PMI che vuole dotarsi di un sistema SIEM per il monitoraggio delle minacce.
Il contributo copre metà della spesa, fino a un massimo di 20.000 euro, e non richiede la presentazione di un progetto complesso: basta un piano di spesa reale, coerente con le categorie ammesse e realizzato tramite fornitori regolarmente iscritti in un apposito elenco ministeriale.
In questa guida vediamo, punto per punto, chi può accedere al voucher, cosa finanzia davvero, quanto vale il contributo, quali sono le spese escluse (spesso più importanti di quelle ammesse, per capire come muoversi) e come presentare la domanda senza incappare negli errori più comuni.
Cos’è il Voucher Cloud e Cybersecurity e qual è il suo obiettivo
Il Voucher Cloud e Cybersecurity nasce da una constatazione precisa: nel 2023 il Ministero ha condotto una consultazione pubblica sui bisogni digitali delle imprese italiane, ed è emerso un interesse diffuso proprio verso due ambiti – cloud e sicurezza informatica – che le PMI faticano a presidiare da sole, per costi e per competenze mancanti.
Da quella consultazione è nato il decreto ministeriale 18 luglio 2025, che disciplina l’intervento, seguito dal decreto direttoriale 21 novembre 2025 con le regole per l’elenco dei fornitori abilitati, e infine dal decreto del 4 agosto 2026 che ha fissato date e modalità operative dello sportello.
L’obiettivo dichiarato è duplice. Da un lato, accelerare l’adozione di servizi digitali innovativi presso PMI e lavoratori autonomi, in coerenza con la Strategia italiana per la Banda Ultralarga. Dall’altro, alzare il livello di sicurezza informatica di un tessuto produttivo che, numeri alla mano, resta molto esposto: secondo il Cyber Index PMI, quasi una piccola impresa italiana su quattro ha subito almeno una violazione informatica negli ultimi tre anni.
Il Voucher Cloud e Cybersecurity, quindi, non è pensato per finanziare la “prosecuzione” di quello che l’impresa già ha, ma per spingere verso un salto di qualità tecnologico reale: software nuovi, protezioni aggiuntive, infrastrutture più moderne di quelle in uso.
Le risorse stanziate sono 150 milioni di euro, a valere sul Fondo Sviluppo e Coesione 2014-2020. Una quota di 71.065.813,34 euro è riservata ai piani di spesa realizzati in Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia, per rispettare la chiave di riparto 80/20 tra Mezzogiorno e resto d’Italia prevista dalla normativa sul Fondo.
Questo non significa che le imprese del Centro-Nord siano escluse: significa che, a parità di condizioni, una parte del budget è “riservata” territorialmente e non contendibile dalle altre regioni.
Chi opera in una regione con proprie misure dedicate può inoltre valutare in parallelo i voucher digitalizzazione regionali come quello del Lazio, spesso cumulabili o alternativi a seconda del progetto.
Chi può partecipare al Voucher Cloud e Cybersecurity
Possono presentare domanda le PMI e i lavoratori autonomi che operano su tutto il territorio nazionale, senza limiti di settore o di forma giuridica. Per lavoratore autonomo si intende, nello specifico, la persona fisica esercente attività di arti o professioni ai sensi della legge 81/2017: rientrano quindi sia i liberi professionisti iscritti a un ordine, sia chi esercita una professione non organizzata in ordini o collegi.
I requisiti che contano davvero, quelli da verificare prima di tutto, sono questi:
- essere regolarmente iscritti e “attivi” nel Registro delle Imprese (per i lavoratori autonomi non tenuti all’iscrizione, basta la partita IVA e, se prevista, l’iscrizione all’ordine professionale);
- non essere in liquidazione volontaria né sottoposti a procedure concorsuali con finalità liquidatorie;
- disporre di connettività minima 30 Mbps in download, al momento della domanda – un requisito tecnico che sorprende chi non ci ha mai fatto caso, ma che va verificato con la propria bolletta o il proprio contratto con l’operatore prima di partire con la pratica;
- essere in regola con l’assicurazione contro i danni catastrofali, prevista dalla legge di bilancio 2024 (art. 1, comma 101, legge 213/2023). È una condizione introdotta di recente e non tutte le imprese ne sono ancora consapevoli: senza questa copertura, la domanda non può essere presentata;
- non rientrare tra i settori esclusi dal regolamento “de minimis” e non essere destinatari di aiuti di Stato dichiarati illegali dalla Commissione europea e non ancora restituiti.
Chi non può accedere
Restano fuori i soggetti colpiti da sanzioni interdittive che comportano il divieto di contrattare con la pubblica amministrazione, quelli i cui legali rappresentanti abbiano riportato condanne definitive per reati che escludono dalla partecipazione a procedure di appalto pubblico, e più in generale chiunque si trovi in una condizione ostativa prevista dalla legge per l’accesso a fondi pubblici.
Un dettaglio operativo che spesso sfugge: possono presentare domanda anche i soggetti già iscritti nell’elenco dei fornitori abilitati, ma solo a condizione che acquistino servizi da un fornitore diverso da sé stessi. Non è quindi possibile “auto-finanziarsi” acquistando i propri stessi prodotti.
Ogni impresa o professionista può presentare un’unica istanza di agevolazione. Vale la pena pianificare bene il piano di spesa prima di inviarla, perché non ci sono margini per una seconda domanda successiva.
Quali sono le agevolazioni previste
Il contributo è a fondo perduto, concesso ai sensi del regolamento “de minimis” (regolamento UE 2023/2831), ed è pari al 50% delle spese ammissibili. L’importo massimo erogabile è di 20.000 euro per beneficiario, mentre la soglia minima di spesa ammissibile è fissata a 4.000 euro: sotto questa cifra il piano non è finanziabile.
In termini pratici: per ottenere il contributo massimo di 20.000 euro serve un piano di spesa di almeno 40.000 euro. Chi ha un progetto più contenuto – per esempio 6.000 euro di spesa – riceve comunque il 50%, quindi 3.000 euro: il Voucher Cloud e Cybersecurity è proporzionale, non “a scaglioni”.
Essendo un aiuto de minimis, il contributo è cumulabile con altri aiuti di Stato, anche “de minimis”, nei limiti previsti dalla disciplina europea sui massimali complessivi che ogni impresa può ricevere in un triennio. Chi ha già usufruito di altre agevolazioni in regime de minimis dovrà quindi verificare, tramite il Registro Nazionale degli Aiuti, di non superare il tetto complessivo.
Come viene erogato il contributo
L’erogazione avviene su richiesta del beneficiario, in due quote oppure in un’unica soluzione a fine progetto:
- la prima quota può essere richiesta dopo aver sostenuto almeno il 50% del piano di spesa ammesso;
- la seconda e ultima quota, pari al residuo, si richiede a completamento del piano;
- in ogni caso, la richiesta di erogazione non può essere presentata prima di tre mesi dalla comunicazione del provvedimento di concessione.
Quali sono le spese ammissibili
Qui sta il cuore pratico della misura, perché il perimetro è più ampio di quanto il nome “cloud e cybersecurity” lasci intendere. Le spese ammissibili rientrano in cinque categorie, tutte legate all’acquisto di prodotti e servizi forniti da soggetti presenti nell’elenco ministeriale dei fornitori abilitati.
a) Soluzioni hardware di cybersecurity Firewall, firewall di nuova generazione (NGFW), router e switch dedicati alla sicurezza, dispositivi di prevenzione delle intrusioni (IPS/IDS).
Attenzione: un server generico, anche performante e dotato di sistemi di virtualizzazione, non rientra in questa categoria – lo ha chiarito espressamente il Ministero nelle FAQ. Serve un apparato specificamente di sicurezza.
b) Soluzioni software di cybersecurity Antivirus e antimalware, software di monitoraggio delle reti, soluzioni di crittografia dei dati, sistemi SIEM per la gestione degli eventi di sicurezza, strumenti di gestione delle vulnerabilità.
Queste soluzioni sono ammissibili sia on premise sia in modalità cloud.
c) Servizi cloud infrastrutturali e di piattaforma (IaaS/PaaS) Virtual machine, storage e backup, servizi di rete e sicurezza (comprese connettività VPN e protezione DDoS), database.
d) Servizi Cloud SaaS Software di contabilità, soluzioni HR, sistemi ERP (incluse le versioni con funzionalità di intelligenza artificiale), software CMS ed e-commerce, strumenti CRM che comprendono anche servizi di collaborazione e centralino virtuale (UCC/PABX).
Attenzione a un punto che genera spesso confusione: ERP e CRM sono ammissibili solo se erogati in modalità cloud (SaaS). Un ERP installato on premise, presso il server dell’azienda, non rientra nel voucher.
e) Servizi di configurazione, monitoraggio e supporto continuativo Compresi i servizi professionali collegati all’implementazione delle soluzioni sopra elencate – con un’eccezione netta: i servizi di formazione non sono mai ammissibili, nemmeno se erogati tramite piattaforme di e-learning in cloud.
Questa categoria ha un vincolo specifico: non può superare il 30% del piano di spesa complessivo, e deve sempre essere collegata a uno o più servizi delle altre quattro categorie.
In pratica: se un’impresa vuole spendere 3.000 euro in assistenza per configurare un firewall, dovrà includere nel piano anche l’acquisto del firewall stesso, per un valore di almeno 7.000 euro (in modo che i 3.000 euro di servizi professionali non superino il 30% del totale di 10.000 euro).
Le spese escluse – spesso più decisive di quelle ammesse
Non sono finanziabili:
- l’acquisto di prodotti o servizi con prestazioni analoghe a quelli già in uso dall’impresa: il Voucher Cloud e Cybersecurity non copre la “sostituzione a parità di funzioni”;
- gli aggiornamenti di versione di un software già posseduto, a meno che non comportino un miglioramento sostanziale (per esempio l’introduzione di funzioni di automazione o intelligenza artificiale prima assenti);
- l’estensione di una licenza già in possesso o l’aumento del numero di postazioni/utenze;
- i servizi di formazione, in ogni forma.
Questo è probabilmente il punto su cui vale la pena soffermarsi di più prima di presentare domanda: il Ministero, in fase di istruttoria, verifica proprio lo “stato di partenza” tecnologico del richiedente, confrontandolo con quanto dichiarato nell’offerta del fornitore. Un piano di spesa che si limiti a rinnovare quanto già presente in azienda rischia il rigetto.
Cosa fare per presentare la domanda
La procedura è a sportello, con istruttoria in ordine cronologico di arrivo: chi presenta prima, viene istruito prima, e le risorse vengono assegnate fino a esaurimento. Ecco il calendario definito dal decreto direttoriale del 4 agosto 2026:
- dal 20 ottobre 2026, ore 12:00 – apre la fase di precompilazione della domanda sulla piattaforma informatica del Ministero;
- dal 10 novembre 2026, ore 12:00, fino al 20 gennaio 2027, ore 12:00 – finestra per l’invio formale della domanda.
L’accesso alla procedura richiede SPID, Carta Nazionale dei Servizi o Carta d’Identità Elettronica, ed è riservato al legale rappresentante o a un soggetto delegato.
La domanda, redatta come dichiarazione sostitutiva di atto notorio, deve contenere:
- i dati anagrafici del richiedente e l’indirizzo PEC;
- l’ubicazione dell’unità locale interessata dal piano di spesa;
- la dichiarazione sul possesso dei requisiti (compresa la connettività minima);
- lo stato di partenza tecnologico dell’impresa;
- i servizi scelti, con i relativi codici identificativi presi dall’elenco fornitori;
- il fornitore prescelto, la durata del piano e l’importo del contributo richiesto.
Vanno allegate anche le offerte dei fornitori scelti, con l’indicazione dei codici identificativi attribuiti dall’elenco ministeriale e dei relativi costi.
Un vincolo temporale importante: le spese devono essere sostenute dopo la presentazione della domanda, non prima. Chi sta valutando di rinnovare un contratto cloud o una licenza in scadenza a settembre o ottobre 2026 dovrebbe negoziare con il fornitore una decorrenza successiva alla data di invio della domanda, altrimenti quella spesa non sarà ammissibile.
Acquisto diretto o abbonamento?
Il decreto prevede due modalità di acquisizione dei servizi, anche combinabili tra loro:
- acquisto diretto, con pagamento anche tramite fatture di acconto successive alla domanda; le spese devono essere sostenute (e pagate) entro 12 mesi dalla comunicazione del provvedimento di concessione;
- abbonamento, della durata minima di 24 mesi, sottoscritto dopo la presentazione della domanda ed entro 30 giorni dalla concessione; le spese ammissibili corrispondono ai canoni maturati nei primi 24 mesi, anche se il contratto dura di più.
Una precisazione utile emersa dalle FAQ ministeriali: anche i contratti Cloud SaaS possono essere inquadrati come “acquisto diretto” e non necessariamente come abbonamento vincolante a 24 mesi, il che dà più flessibilità a chi non vuole legarsi a un contratto lungo.
Vincoli e aspetti da verificare prima della domanda
Il fornitore deve essere in elenco per la categoria specifica. Non basta che un fornitore sia genericamente accreditato: l’abilitazione riguarda ogni singola categoria di servizio (hardware cybersecurity, software cybersecurity, cloud IaaS/PaaS, cloud SaaS, servizi professionali), ciascuna con requisiti di certificazione propri. Prima di firmare un ordine, conviene sempre controllare sull’elenco pubblico che il fornitore risulti abilitato proprio per quella categoria di prodotto o servizio.
Non si può cambiare modalità di acquisizione in corsa. Il decreto vieta espressamente di passare da acquisto diretto ad abbonamento (o viceversa) rispetto a quanto dichiarato in domanda.
Recesso e cambio fornitore hanno conseguenze dirette. Se si recede anticipatamente da un abbonamento o si cambia il fornitore dell’abbonamento oggetto delle agevolazioni, si perde il diritto al contributo residuo collegato a quell’abbonamento, con interruzione dell’agevolazione dalla data della variazione.
Le verifiche non sono solo documentali. Il Ministero, con il supporto di Invitalia e Infratel Italia, controlla anche a campione la reale disponibilità della connettività a 30 Mbps e la coerenza tra quanto dichiarato e quanto effettivamente installato.
Per quali progetti può essere davvero interessante
Il Voucher Cloud e Cybersecurity si presta bene a tre scenari tipici, molto diffusi tra le PMI italiane.
Il primo è la messa in sicurezza di base: un’impresa che non ha mai investito seriamente in cybersecurity può finanziare al 50% l’acquisto di un firewall di nuova generazione, un sistema antimalware avanzato e un servizio di monitoraggio continuativo, restando dentro il tetto del 30% sui servizi accessori.
Il secondo è la migrazione al cloud di sistemi gestionali: chi ha ancora un ERP o un CRM on premise e vuole passare a una versione SaaS, magari con funzionalità di intelligenza artificiale integrate, trova qui uno degli incentivi più diretti disponibili in questo momento, perché copre esattamente questo tipo di transizione.
Il terzo è il potenziamento dell’infrastruttura cloud esistente: aziende che già usano servizi cloud ma vogliono aggiungere backup strutturato, protezione DDoS o database gestiti possono finanziare l’ampliamento, purché si tratti di funzionalità realmente nuove rispetto a quelle già in uso.
Meno indicato, invece, per chi ha semplicemente bisogno di rinnovare hardware generico (server, PC, stampanti) senza una componente di sicurezza specifica, oppure per chi vuole solo estendere licenze già possedute: in questi casi il Voucher Cloud e Cybersecurity non è la misura corretta.
Se il tuo progetto va oltre cloud e cybersecurity, puoi trovare altri contributi a fondo perduto per la digitalizzazione adatti a interventi più ampi, come e-commerce o digital marketing.
FAQ
Quanto finanzia il Voucher Cloud e Cybersecurity? Il contributo copre il 50% delle spese ammissibili, fino a un massimo di 20.000 euro. La spesa minima ammissibile è di 4.000 euro.
Chi può partecipare al Voucher Cloud e Cybersecurity? PMI e lavoratori autonomi con sede operativa in Italia, iscritti e attivi al Registro delle Imprese (o con partita IVA per i professionisti), con contratto di connettività da almeno 30 Mbps in download e in regola con l’assicurazione contro i rischi catastrofali.
Quali spese sono ammissibili? Hardware e software di cybersecurity, servizi cloud infrastrutturali (IaaS/PaaS), servizi Cloud SaaS (ERP, CRM, HR, CMS, e-commerce) e servizi di configurazione/supporto entro il limite del 30% del piano di spesa. Sono escluse formazione, rinnovi a parità di prestazioni ed estensioni di licenze già possedute.
Quando scade il Voucher Cloud e Cybersecurity? Le domande si presentano dalle ore 12:00 del 10 novembre 2026 alle ore 12:00 del 20 gennaio 2027, salvo chiusura anticipata per esaurimento delle risorse, dato che la procedura è a sportello con istruttoria in ordine cronologico.
Il voucher finanzia anche le grandi imprese? No. Sono ammesse esclusivamente PMI (micro, piccole e medie imprese secondo la definizione UE) e lavoratori autonomi, non le grandi imprese.
Serve un fornitore specifico per accedere al contributo? Sì, i servizi devono essere acquistati da fornitori regolarmente iscritti nell’elenco ministeriale dei soggetti abilitati, pubblicato con il decreto direttoriale del 29 luglio 2026 e consultabile sulla piattaforma dedicata di Invitalia.
Come può aiutarti Trovabando
Districarsi tra decreti, elenchi fornitori e vincoli di ammissibilità richiede tempo che spesso, in un’impresa piccola o in uno studio professionale, semplicemente non c’è.
Trovabando aiuta a verificare in pochi minuti se la tua attività ha i requisiti per il Voucher Cloud e Cybersecurity, a costruire un piano di spesa realmente ammissibile – evitando l’errore più comune, cioè presentare come “nuovo” un investimento che il Ministero considererebbe una semplice sostituzione – e a individuare fornitori correttamente iscritti nell’elenco per la categoria di servizio che ti interessa.
Se stai pensando di investire in sicurezza informatica o cloud entro l’apertura dello sportello del 10 novembre 2026, è il momento giusto per iniziare a pianificare. Se invece stai ancora valutando da dove partire, puoi consultare anche altre misure di sostegno alla digitalizzazione delle PMI per farti un quadro più ampio delle opzioni disponibili.
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