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Green Transition Fund: il Fondo per startup attive nella transizione ecologica

Green transition fund

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Indice

Di cosa si tratta?

Il Green Transition Fund (GTF) è un fondo istituito dal Ministero dello Sviluppo Economico (recentemente rinominato Ministero delle Imprese e del Made in Italy) con fondi del PNRR e gestito da CDP Venture Capital SGR finalizzato a effettuare investimenti diretti e indiretti a sostegno della transizione ecologica.

Il Fondo è stato istituito con Decreto MiSE del 3 marzo 2022, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 6 maggio 2022. E’ seguito poi un accordo finanziario tra il MiSE e CDP Venture Capital SGR per regolamentare la modalità di utilizzo delle risorse e gli obblighi tra le parti.

In particolare, il GTF risponde alla Missione 2, Componente 2 del PNRR e, più in particolare, attua l’Investimento 5.4 “Supporto a startup e venture capital attivi nella transizione ecologica” ed è stato finanziato con 250 milioni di euro, che entro il 30 giugno 2026 dovranno essere utilizzati proprio nel settore delle tecnologie verdi.

La strategia di investimento del GTF andrà a privilegiare energie rinnovabili, economia circolare, mobilità sostenibile, efficienza energetica, gestione dei rifiuti e stoccaggio dell’energia, insieme agli altri ambiti della green transition, o transizione ecologica.

Come funziona il Green Transition Fund e quali sono le operazioni ammissibili?

Il GTF effettuerà investimenti diretti o indiretti in start-up innovative di micro, piccola o media dimensione, ma dall’elevato potenziale di sviluppo. La startup privilegiate saranno quelle che operano nelle filiere della transizione ecologica o che realizzano progetti innovativi in chiave green. I progetti innovativi delle startup possono anche essere già avviati, purché dopo il 1° febbraio 2020 e devono presentare un alto grado di scalabilità.

In ogni caso, come avviene anche per altre misure del PNRR, almeno il 40% delle risorse deve essere destinato a piani di sviluppo da realizzarsi nelle Regioni del Sud, ovvero Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia.

Per le operazioni è previsto un periodo di investimento di 5 anni, a cui ne seguiranno altri 5 per la gestione del portafoglio.

Gli importi dell’investimento saranno compresi fra 1 e 15 milioni di euro nel caso di investimenti diretti, mentre per quelli indiretti il range entro cui operare è compreso fra i 5 e i 20 milioni di euro.

Ti stai chiedendo quale sia la differenza tra i due tipi di investimento? 

Rientrano tra gli investimenti diretti le operazioni in equity, quasi equity, debito e quasi debito.

Gli investimenti indiretti prevedono invece che l’operazione venga compiuta non direttamente sulla startup, ma attraverso fondi target di soggetti terzi: il Fondo può quindi investire in altri fondi di venture capital e in programmi di incubazione/accelerazione, che abbiano sempre il fine di favorire la transizione ecologica e l’innovazione.  

Chi sono quindi i beneficiari del Fondo?

A poter beneficiare delle risorse del Fondo sono quindi le startup innovative di micro, piccola o media dimensione e i venture capital, attivi nel settore green.

Il principio DNSH

Come previsto per  tutti i fondi PNRR, anche in questo caso gli investimenti dovranno essere conformi al principio DNSH (Do Not Significant Harm, non arrecare un danno significativo, inteso come danno all’ambiente).  Come ulteriore conseguenza di questo principio, ci sono alcune tipologie di attività che non possono ricevere investimenti da parte del Fondo: oltre a tutte quelle che possono provocare danni all’ambiente, sono escluse anche quelle legate ai combustibili fossili o che generano emissioni di gas a effetto serra previste non inferiori ai parametri di riferimento, quelle connesse alle discariche di rifiuti, agli inceneritori e agli impianti di trattamento meccanico biologico e quelle per cui lo smaltimento dei rifiuti a lungo termine potrebbe causare un danno all’ambiente

Sono inoltre preclusi gli investimenti in attività con codici Ateco ambientalmente dannosi: 05: estrazione di carbone (esclusa torba); 06: estrazione di petrolio greggio e di gas naturale; 07: estrazione di minerali metalliferi; 08.9: estrazione di minerali e prodotti di cava n.c.a (e in generale tutta la sezione b – attività estrattiva); 24.46: trattamento dei combustibili nucleari; 09: attività di supporto all’estrazione di petrolio e di gas naturale; 19: fabbricazione di coke e prodotti derivanti dalla raffinazione del petrolio; 35.2: produzione di gas; distribuzione di combustibili gassosi mediante condotte; 38.21: trattamento e smaltimento di rifiuti non pericolosi; 38.22: trattamento e smaltimento di rifiuti pericolosi.

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Simona Lucchetti

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