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La digitalizzazione è una tematica più che mai attuale e stare al passo con il cambiamento è diventata una necessità anche per  i professionisti. Vediamo insieme come si sta evolvendo il processo di digitalizzazione degli studi professionali,

22 Gen, 2020

Fatturazione elettronica, firma digitale, gestionale online, archiviazione e conservazione digitale dei documenti, sono solo alcuni degli applicativi in cloud che uno studio professionale potrebbe – e dovrebbe – utilizzare.

A questi si aggiungono le piattaforme di e-learning, i software per commercialisti e professionisti, i software per le videochiamate, il CRM, il sito Internet e la pagina Social dello Studio, fino ad arrivare ai servizi più evoluti come Artificial e Business Intelligence.

In questo articolo capiremo cosa è successo fino a questo momento in termini di digitalizzazione e cosa potrebbe succedere nel prossimo futuro.

Iniziamo dando un’occhiata a cosa è successo fino ad ora.

Cosa è successo fino ad ora?

Oggi la spesa in tecnologie digitali è soprattutto “law driven”, ovvero guidata dalla necessità di adeguarsi ad obblighi normativi indispensabili per svolgere l’attività professionale.

Alcuni esempi di tecnologie “law driven” – che tutti conosciamo -fin troppo- bene – sono la fatturazione elettronica e l’adeguamento alla normativa GDPR.

Gli obblighi normativi però non sono, e non devono essere, l’unico motore trainante del cambiamento.

L’ingresso nel settore di nuove imprese digitali che offrono soluzioni innovative ha senza alcun dubbio spinto gli studi professionali ad intraprendere il faticoso cammino verso il cambiamento.

Per queste ragioni, il digitale sta diventando sempre più presente negli studi professionali italiani anche come leva per efficientare i propri processi, innovare i servizi, migliorare la relazione con la propria clientela e acquisirne di nuova.

Commercialisti, consulenti del lavoro e avvocati diventano sempre più digitali ed a confermarlo è uno studio dell’ ”Osservatorio professionisti e innovazione digitale” della School of Management del Politecnico di Milano.

Dati alla mano, nel 2017 la spesa in tecnologie ICT di commercialisti, consulenti del lavoro e avvocati italiani, ha raggiunto la cifra di 1.172 milioni di euro, con una crescita del 2,6% rispetto al 2016.

Ad oggi, i dati dell’Osservatorio relativi al biennio 2018-2019 non sono stati ancora resi noti per cui ci toccherà attendere ancora un po’ limitandoci a guardare con occhio analitico ciò che è stato fino a questo momento.

In quali tecnologie hanno investito gli studi professionali?

La ricerca dell’Osservatorio rivela che gli strumenti maggiormente utilizzati dagli Studi di commercialisti, consulenti del lavoro e avvocati sono:

  1. firma digitale (97%)
  2. fatturazione elettronica (42%)
  3. software per le videochiamate (36%)
  4. sito internet dello Studio (34%)
  5. piattaforme di e-learning (28%)
  6. business intelligence e CRM (3%), che stentano ancora a decollare
  7. artificial intelligence (2%)

Chi ha stanziato i budget più consistenti per l’innovazione nel 2017?

Lo studio dell’Osservatorio afferma che nel 2017 soltanto il 2% degli studi non ha investito in tecnologia.

Ma del restante 98% degli studi che hanno effettuato investimenti in ICT, quali sono quelli che hanno destinato i budget più consistenti?

Vediamo insieme la classifica.

Al primo posto abbiamo gli studi multidisciplinari con una spesa media di 14.100 euro, seguiti da commercialisti con 8.800 euro (+1,6%) e consulenti del lavoro stabili a 8.700 euro.  In ultima posizione gli studi legali con una spesa media di 5.300 euro.

Cosa succederà?

Le previsioni di spesa per il 2018 elaborate dall’Osservatorio stimano una crescita degli investimenti ICT del 3,8%, per un valore complessivo di 1.217 milioni di euro.

Considerato il crescente interesse degli studi professionali per le nuove tecnologie digitali la previsione appare del tutto legittima.

L’incremento del budget dedicato agli investimenti in innovazione, secondo l’Osservatorio, sarà maggiore per gli studi multidisciplinari (che lo aumenteranno nel 44% dei casi), seguiti da commercialisti (43%), consulenti del lavoro (29%) e avvocati (25%).

Gli studi legali, oltre a stimare l’aumento di spesa più contenuto, sono anche tra i professionisti che prevedono la maggior riduzione degli investimenti (12%) e fra questi uno su quattro diminuirà il budget di oltre il 50%.

Uno dei dati maggiormente preoccupanti riguarda gli ostacoli all’incremento della spesa digitale indicati dagli studi.

Al primo posto troviamo infatti la mancanza di agevolazioni o finanziamenti (47%), l’indifferenza dei clienti per i nuovi servizi offerti dagli studi (circa il 35%) e l’assenza di richiesta di innovazione da parte dei clienti (circa il 30%).

E tu a che punto sei con il processo di innovazione digitale del tuo studio?

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